Il Pantheon di Roma: una storia antica e le sue curiosità

Il Pantheon, situato nel cuore di Roma, è una delle chiese più belle da visitare e rappresenta uno dei monumenti più affascinanti e iconici dal punto di vista storico ed architettonico che si possano ancora ammirare oggi. Non solo è la testimonianza più significativa del grande Impero Romano, ma è anche l’edificio meglio conservato di quell’epoca gloriosa. In questo articolo, ci immergeremo nella storia millenaria di questo straordinario monumento, esplorando le sue origini, le trasformazioni nel corso dei secoli e le curiosità che lo rendono un luogo di interesse senza tempo per visitatori di tutto il mondo.

L’origine del Pantheon tra storia e leggenda

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Secondo una leggenda, il primo Pantheon fu eretto nel Campo Marzio, nell’antica Palus Caprae, nel VII secolo a.C. Si racconta che in quel luogo il fondatore di Roma, Romolo, figlio del dio Marte e di Rea Silvia, ascese al cielo mentre passava in rassegna l’esercito.

A prescindere dalla leggenda, la prima costruzione del Pantheon iniziò nel 27 a.C. per mano di Marco Vipsanio Agrippa (63 a.C. – 12 a.C.), genero del primo imperatore romano, Augusto.

Inizialmente concepito come un tempio dedicato alle divinità romane, il nome della struttura deriva dalle parole greche “pan”, che significa “tutto”, e “theos”, che significa “dèi”. Il Pantheon originale fu distrutto da un incendio intorno all’80 d.C., ricostruito da Domiziano, per poi bruciare nuovamente nel 110 d.C. Adriano, divenuto imperatore nel 117 d.C., ordinò la sua ricostruzione, durante il suo regno intraprese una vasta campagna edilizia fino alla sua morte nel 138 d.C.

L’identità dell’architetto responsabile della ricostruzione del Pantheon e il coinvolgimento di Adriano nel progetto rimangono avvolti nel mistero. Le prove indicano che intorno al 126-128 d.C., il Pantheon fu dedicato all’imperatore Traiano, sebbene i lavori potessero aver avuto inizio durante il suo predecessore.

Pantheon di Roma: perché è stato trasformato in chiesa?

Nel 608 d.C., l’imperatore bizantino Foca donò il Pantheon al papa Bonifacio IV, il quale decise di convertirlo in una chiesa: il 13 maggio dell’anno successivo, quello che era un tempio pagano divenne Santa Maria ad Martyres. Nella nuova chiesa furono seppellite centinaia di ossa di martiri cristiani, trasportate su 28 carri circondati da una folla in preghiera, secondo quanto raccontano le cronache.

La trasformazione in chiesa fu un atto di fortuna per il Pantheon, poiché il monumento non subì lo spoglio che colpì molti altri edifici pagani, trasformati in vere e proprie cave a cielo aperto per l’estrazione di materiali da costruzione utilizzati per le chiese e i palazzi nella Roma papale.

Tuttavia, anche il Pantheon non fu risparmiato dall’avidità edilizia dei pontefici. Il bronzo che rivestiva il grande portale fu rimosso e utilizzato da Bernini per costruire l’imponente baldacchino di San Pietro. Questo nuovo “furto”, già perpetrato in passato (nel 655 l’imperatore d’Oriente Costante II fece rimuovere le lamine bronzee che ricoprivano l’esterno della cupola, tranne quelle intorno al grande occhio), non fu ben visto dai Romani, che criticarono l’azione con una celebre locuzione latina: “Quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini” (Ciò che i barbari non fecero, lo fecero i Barberini).

Nel 1632, Bernini intervenne nuovamente sul Pantheon, facendo erigere due alti campanili ai lati del colossale timpano. Anche se queste strutture, a differenza dei campanili di San Pietro, non mostrarono segni di cedimento, non furono particolarmente apprezzate.

Nel 1883, il ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli, nell’ambito di una serie di interventi per il restauro del Pantheon e l’isolamento dell’area circostante, fece abbattere i campanili che, nel frattempo, il popolo romano aveva sarcasticamente ribattezzato “orecchie d’asino”.

Chi è stato seppellito nel Pantheon?

Il 6 aprile 1520, il giorno del Venerdì Santo, si spense a Roma Raffaello Sanzio. Il grande pittore, che aveva anche assunto la direzione dei lavori per la costruzione della nuova basilica di San Pietro, morì dopo quindici giorni di agonia, esausto dalla febbre e dai ripetuti e inefficaci salassi.

Raffaello decise di essere sepolto all’interno del Pantheon, un luogo che amava particolarmente. Fu sepolto in una tomba semplice, sormontata dalla scultura della Madonna del Sasso, realizzata da un suo allievo, Lorenzo Lotti, tra il 1523 e il 1524.

Ma il Pantheon ospita anche altre tombe importanti, tra cui quelle di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, di Umberto I e di sua moglie, la regina Margherita. Tra i nomi più illustri sepolti al Pantheon di Roma spicca anche il pittore Annibale Carracci, il compositore Arcangelo Corelli e l’architetto Baldassarre Peruzzi.